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Da crolli superiori al 20% per i vecchi Btp Futura ai guadagni dei Btp Italia protetti dall'inflazione, l'andamento sul mercato secondario varia sensibilmente a seconda del momento di emissione e della struttura della cedola.

Passata la fase di collocamento del nuovo Btp Italia Sì che ha raccolto poco meno di 9 miliardi quasi integralmente da investitori italiani e premesso che spesso chi acquista in collocamento titoli governativi pensati appositamente per il retail, tende poi a portare il titolo a scadenza, beneficiando così del premio fedeltà, può essere interessante dare uno sguardo all’andamento di questi titoli sul mercato.

Un’indicazione utile per chi avesse voglia o necessità di liquidare prima il titolo, soprattutto per capire se sul mercato secondario questi bond viaggino sopra o sotto il prezzo di emissione di 100. 

Lo stress-test dei BTP Futura

Il 2022 è stato lo stress-test più brutale per i prodotti retail del Tesoro e per i bond in generale, con le peggiori performance dagli anni ’50. “Chi aveva acquistato il BTp Futura 2030 (cedole “step-up” tra l’1,15% e l’1,45%, ndr) si è trovato in una situazione pesante. I titoli emessi a 100 potevano essere venduti solo a 80 a fine 2022, senza certezze che il ribasso fosse finito; per evitare perdite occorreva portare i titoli a scadenza”, ricorda Bernardo Calini, consulente finanziario Gamma Capital Markets

Già nell’autunno 2020, appena pochi mesi dopo l’emissione, il Btp Futura aveva performato considerevolmente meno del titolo con pari scadenza nominale. “La struttura step-up, presentata come protezione, non bastava a compensare”, ricorda l’esperto, evidenziando che i limiti intrinseci dei prodotti retail, che attirano poco gli istituzionali) possono comportare una forbice più ampia tra domanda e offerta e cali più bruschi nelle fasi di turbolenza, a causa della minore liquidità.   

Difficoltà persistenti

“Tutti i Btp Futura emessi tra il 2020 e il 2021 trattano molto al di sotto del prezzo di emissione di 100”, segnala Jacopo Ceccatelli, head of capital markets - The Lighthouse, Research Center Banca Finint. Sono penalizzati dal fatto che sono stati emessi in un periodo di tassi e rendimenti molto bassi, chi quindi dovesse venderli oggi, subirebbe una perdita tra il 4,50% e oltre il 20% (in funzione dellascadenza del titolo). “Va comunque ancora sottolineato che, chi avesse acquistato a quel tempo altri Btp normali di pari scadenza, si troverebbe oggi in una situazione abbastanza simile”. 

La tenuta di BTP Italia e BTP Valore

Per i Btp Italia, strutturalmente indicizzati all’inflazione, lo stress-test del 2022 ha avuto esiti e performance storiche sensibilmente migliori, in quanto la variabilità della cedola riduce la duration. “Per esempio, nel 2022 il Btp Italia 2027 0,65% ha limitato la perdita al 10%, la metà di quanto successo al Btp Futura dell’esempio precedente”, spiega Calini. 

Il recupero dell’inflazione a ogni stacco cedola riduce significativamente la volatilità rispetto ai Btp nominali. Di conseguenza: “Diversamente dai Btp nominali, i Btp Italia sono poco influenzati dal rischio tasso ma possono esporre al rischio di prezzi minori di 100 solo in contesti di inflazione molto bassa”. 

Sul fronte dei prezzi, l'analisi storica di una selezione significativa di queste emissioni mostra un quadro decisamente differente rispetto ai bond nominali: “I sei Btp Italia attualmente sul secondario viaggiano sopra quota 100, ad eccezione del primo, emesso a ottobre 2019, che è comunque in prossimità di quel livello”, analizza Ceccatelli. “Chi lo ha preso in collocamento, in ogni caso, in questi anni ha incassato oltre 18 punti dalla compensazione per l’inflazione, nonché la cedola annuale di 0,65%. 

Nel complesso quindi, tutti i Btp Italia presentano un quadro positivo per chi dovesse venderli prima del tempo”. Un'esperienza altrettanto positiva sul secondario - ricorda l’esperto di Gamma Capital Markets - è stata quella del Btp Valore. Il Tesoro, nel periodo di ritorno dell’inflazione per la Guerra in Ucraina e per il sostegno degli Stati all’emergenza pandemica, ha aggiornato le strategie di emissione con nuove obbligazioni fra i 4 e gli 8 anni a cedola più elevata e crescente nel tempo, prima con i Btp Valore a due scalini (cedole iniziali attorno 3,25% e finali attorno al 4%), poi a 3 scalini (dal 2,6% al 4%) ed anche un Btp Più a 8 anni e 2 scalini (2,85% - 3,7%), tutti con premio fedeltà. La cedola più elevata e la crescita rilevante del secondo e terzo scalino hanno reso meno volatili i prezzi sul secondario, proteggendo chi ha la necessità di vendere in anticipo rispetto al debutto sul mercato di nuove emissioni. 

Investimenti per i piccoli non sempre più sicuri

In definitiva, vendere prima del tempo può esporre a forti oscillazioni in conto capitale a seconda dello strumento scelto. Quanto basta a Calini per dire che “se c’è anche solo il 20% di probabilità di dover liquidare prima, il prodotto retail non è quello giusto o, quanto meno, va considerato in un’ottica di diversificazione insieme ad altri investimenti”.

Articolo pubblicato sul sito de La Repubblica il 03/07/2026

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