Il Veto di Parigi Cambia gli Equilibri del Risiko Bancario
Le trattative per una fusione alla pari tra Monte dei Paschi di Siena e Banco BPM sono giunte al capolinea. Il Consiglio di Amministrazione dell'istituto di Piazza Meda ha ufficialmente interrotto le consultazioni per la potenziale fusione, segnando un punto di svolta decisivo nell'attuale risiko bancario italiano.
Il Veto di Crédit Agricole
A far saltare il tavolo è stato l'intervento di Crédit Agricole, primo azionista di Banco BPM con il 29,3% del capitale, che ha portato il CdA di Piazza Meda a interrompere le consultazioni, prendendo atto che «non si sono verificate le condizioni per giungere a un accordo condiviso tra le parti». La linea dettata dai francesi è stata netta: nessuna operazione può avvenire «contro o senza» il loro gruppo. A chiudere definitivamente la porta è stato il CEO Olivier Gavalda, sottolineando che in questa fase «è molto difficile immaginare come una combinazione tra MPS e BPM possa creare valore per gli azionisti».
Il Vero Obiettivo di Parigi
Dietro la bocciatura del dossier MPS, emerge in modo sempre più delineato la vera strategia di Crédit Agricole. L'opzione privilegiata dai francesi non guarda a Siena, ma punta a un consolidamento interno: una futura integrazione tra Banco BPM e Crédit Agricole Italia. Questa mossa permetterebbe al gruppo di rafforzare la propria presenza sul mercato italiano valorizzando la piattaforma già esistente.
L'Opzione (in salita) di MPS e la "Passivity Rule"
Tramontata l'ipotesi di un accordo, a MPS rimarrebbe teoricamente un'altra opzione: lanciare un'offerta diretta su Banco BPM. Si tratta però di una strada in salita.
Da un lato bisognerebbe convincere Crédit Agricole, che, come abbiamo visto, appare orientata verso altri piani; dall'altro c’è il tema della "passivity rule". Un’eventuale mossa di MPS dovrebbe infatti avere il via libera dell’assemblea straordinaria: un passaggio dagli esiti incerti, che potrebbe alimentare dissidi interni nel CdA senese.
Intesa Sanpaolo Rafforza la Presa
Il mancato accordo tra MPS-BPM ha un vincitore indiretto ma evidente: Intesa Sanpaolo. Senza la prospettiva di un'aggregazione difensiva con Piazza Meda, cade di fatto l'unico vero ostacolo apparso finora sul percorso della sua OPAS. Con Siena orfana di un polo alternativo, la posizione di Intesa si rafforza ulteriormente, mentre il mercato prende atto che le possibilità di aumento dell'offerta rimangono, per ammissione dello stesso CEO Carlo Messina, "pari a zero".
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