Nonostante l’incertezza geopolitica e l’aumento dell’inflazione, l’oro si conferma un bene rifugio di valore nel lungo periodo, come dimostrano i massimi di questi giorni:
- la domanda globale è cresciuta del 3% nel secondo trimestre dell’anno
- quasi tutte le banche centrali stanno rafforzando le proprie riserve auree. Tra le istituzioni più attive si trovano la Banca nazionale di Polonia e la Banca centrale dell’India.
Una continuazione degli acquisti da parte delle banche centrali e dell’incertezza macroeconomica sarebbe positiva per la crescita dell’oro, così come un potenziale calo dei tassi d’interesse. Infatti, tassi d’interesse più bassi sono, in genere, fattore positivo per i prezzi dell’oro perché riducono il costo/opportunità di detenere oro al posto di Titoli a Reddito Fisso. Inoltre, col “Genius Act”, la legge approvata a luglio 2025 in USA che regolarizza le “Stablecoin” (criptovalute il cui valore è ancorato a un “asset” stabile e affidabile, come dollaro, euro o oro), il metallo prezioso potrebbe avere un ulteriore apprezzamento.
Tuttavia, queste motivazioni potrebbero non essere sufficienti a compensare il potenziale rischio di avere un prezzo dell’oro così alto. Infatti, nel corso degli anni, il prezzo dell’oro tende a tornare intorno alla media storica e nei periodi in cui l’oro è stato scambiato a prezzi elevati, inevitabilmente i prezzi sono spesso diminuiti.
Il valore attuale è più del doppio della media degli ultimi 50 anni.
Anche Argento e Platino, pur seguendo l’andamento storico dell’oro, possono costituire oggi opportunità alternative e interessanti. Difatti, grazie ai loro impieghi industriali crescenti, in settori come energia solare, tecnologia medica e trasporti sostenibili, queste risorse trovano ulteriore sostegno nella domanda futura.
Comunque, in tempi di incertezza, detenere una quota di un bene che mantiene valore da millenni, è considerata una scelta strategica oltre che simbolica.
Diffondi questo contenuto

