Quando si parla di investimenti e passaggio generazionale, c'è un dettaglio normativo che spesso sfugge ai risparmiatori. Una particolarità fiscale che crea una differenza nel modo in cui lo Stato tassa gli investimenti al momento della successione.
Vediamo nel dettaglio come funziona questa dinamica e perché è utile conoscerla per pianificare correttamente la trasmissione del proprio patrimonio.
1) La tassazione sul risparmio gestito (Fondi, ETF e Polizze)
La regola generale del nostro sistema fiscale è la seguente: i guadagni di natura finanziaria (le cosiddette plusvalenze) sono tassati al 26% o al 12,50% per la quota in Titoli di Stato.
Cosa succede quando un investitore viene a mancare? Se il patrimonio è investito in Fondi Comuni d'Investimento, ETF o anche nelle classiche Polizze Vita (come le Unit Linked), viene calcolata la plusvalenza finanziaria maturata dal momento dell'acquisto fino al giorno del decesso. Su quel guadagno latente, il Fisco applica in automatico il prelievo fiscale.(N.B. Le polizze vita sono esenti dall'imposta di successione vera e propria, ma la loro componente di rendimento finanziario viene comunque tassata al momento della liquidazione).
2) Il "condono" fiscale su Azioni e Obbligazioni
La situazione cambia radicalmente se il “de cuius” deteneva nel Portafoglio Titoli in modo diretto, come singole azioni o singole obbligazioni (di società o di Titoli dello Stato).In questo caso, la normativa prevede che, al momento della caduta in successione, l'orologio fiscale si azzeri. Le plusvalenze maturate in vita dal “de cuius” su questi titoli non subiscono alcuna tassazione sui capital gain. Agli eredi verranno caricati i titoli sul nuovo dossier al prezzo di mercato registrato il giorno del decesso.In parole povere: anni di guadagni azionari o obbligazionari passano di mano senza che il Fisco prelevi un solo centesimo di tassa sulle plusvalenze!
(N.B. Un ulteriore vantaggio riguarda i Titoli di Stato: questi godono di un doppio scudo, in quanto sono esenti non solo dalla tassa sulle plusvalenze in caso di decesso, ma non rientrano nemmeno nel calcolo della vera e propria imposta di successione).
3) Come sfruttare questa regola (senza farsi dominare dall'emotività)
Di fronte a un risparmio fiscale così evidente, non bisogna farsi influenzare stravolgendo la costruzione del proprio portafoglio principale. Smantellare un portafoglio diversificato in fondi per comprare solo poche singole azioni espone a rischi enormi.
Tuttavia, questa regola può diventare un potente strumento all'interno di una pianificazione successoria mirata. Per quella parte di patrimonio che l’investitore sa già di voler lasciare agli eredi può creare un "cassetto" separato di investimenti.
In questo cassetto si potrebbero inserire titoli diretti (azioni o obbligazioni) con l'esplicito obiettivo di lasciarli in eredità. Avendo un orizzonte temporale lunghissimo sarebbe un investimento da "comprare e dimenticare", in quanto il vero e unico obiettivo di quei titoli sarebbe quello di trasferire ricchezza intatta ed esentasse alle persone che ami.
Vuoi pianificare con me il Patrimonio da trasferire ai tuoi eredi?
Contattami, sarò felice di risponderti anche ad agosto…
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