È opportuno includere o escludere le società cinesi da questo investimento?
Le terre rare comprendono 17 elementi chimici impiegati in tecnologie avanzate, dai veicoli elettrici alle turbine eoliche, fino all'elettronica e rivestono, quindi, un ruolo strategico per l'economia globale.
Tuttavia, tale settore è caratterizzato da un forte monopolio della Cina, che rappresenta oggi il 69% dell’estrazione mineraria e il 91% della raffinazione dei metalli delle terre rare.
Come conseguenza, Stati Uniti ed Europa stanno cercando di diversificare le catene di approvvigionamento e sviluppare filiere alternative, con l’obiettivo di sostenere l’attività anche nei paesi occidentali.
In questo scenario si inserisce un indice di riferimento, il Nasdaq Sprott Rare Earths Ex-China Capped Index, che permette di investire in terre rare escludendo le società cinesi, con l’ausilio di diversi ETF.
Escludere le società cinesi consente di favorire nuovi investimenti e lo sviluppo di nuovi operatori alternativi ma non elimina i rischi del settore, come:
- la volatilità dei prezzi,
- gli elevati costi produttivi,
- i lunghi tempi di sviluppo.
Resta comunque interessante valutare le opportunità offerte dagli investimenti in ETF nelle terre rare in un’ottica più globale di sviluppo.
Vuoi valutare insieme queste potenzialità?
Scrivi a: bernardo.calini@gammamarkets.it
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